Mi scrive Laura, 28 anni:

“Ma che cos’è questa mania dei rapporti via cellulare? Sono solo io? Mi sembra di impazzire. Ultimamente incontro solo uomini di trenta/quarant’anni che dopo un primo incontro e il canonico scambio dei numeri iniziano torride relazioni a botte di ciao che fai, mandami una foto, fammi vedere un po’ di più, quasi tutti finiscono col chiederti sesso virtuale (?!) ma se parli di incontrarli di nuovo si inventano le scuse più improbabili. Sono tutti impegnati? Giurano di non esserlo. Hanno paura di andare ‘oltre’? Ma il punto di incontrare qualcuno e scambiarsi i numeri non dovrebbe essere proprio andare ‘oltre’? Non capisco dove stia il problema”.

Cara Laura, non sei sola! Secondo un sondaggio di qualche anno fa gli italiani fanno sesso in media una volta al mese; in compenso, a quanto pare, il sexting è diventato il loro sport preferito – dalle sette alle dieci volte a settimana, con picchi inquietanti durante le escursioni serali all’Esselunga.

La faccenda è complessa e caleidoscopica. Il mondo è andato avanti: i cosiddetti social, te ne sarai accorta, ci hanno resi tutti molto social. Un tre quarti studiato bene, un filtro nebulizzante di Instagram et voila: diventiamo dei manzi e delle gnocche epocali. A quel punto, anziché noi stessi, mandiamo nel mondo il nostro avatar: che, tra gli altri superpoteri, ha anche quello di inventarsi la vita fichissima che non ha mai avuto. Per non parlare della skill definitiva, per chi manca di tempismo: un buon trenta secondi almeno – quando non una giornata – prima di decidere cosa scrivere, o cosa rispondere.

I social, insomma, ci rendono artefici del nostro destino. E a questo punto il mondo, come sempre, si divide in due. Ci sono le macchine da guerra, cui dei sentimenti fregava già poco prima, che sfruttano i superpoteri acquisiti per fare ancora più danni. Hai presente il ragazzetto che alle medie piaceva a tutte e se la tirava tantissimo? Quello che faceva lo scemo con te per circa quattro secondi, per esempio quando voleva che gli offrissi la merenda, per poi uscire solo con le più popolari della scuola? Ecco: è diventato un maschio – fidanzato o meno – che chatta nei ritagli di tempo, all’Esselunga o in pausa caffè, con te ma anche con altre quindici. Sei il suo giocattolino per quando è annoiato: se gli mandi foto sexy gli fai pure un favore, così valuta in anteprima se magari gli è sfuggito qualcosa. Vuole vederti, ascoltarti, fidanzarti con te? Ma figuriamoci, cara: sta raccogliendo Pokémon.

Non perdiamo subito la fiducia nel mondo, però: c’è un altro lato della medaglia. Le rarissime bestioline che vale la pena stanare c’erano prima e ci sono anche adesso: sono quelli che alle medie, intanto che lo Scamarcio di turno usava quattro secondi del suo tempo per intortarti e farsi offrire la merenda, ti prestavano la felpa se avevi freddo, o ti passavano i compiti. E siccome tu non li guardavi nemmeno, anche loro si sono nascosti dietro l’avatar: e perché non avrebbero dovuto farlo, in fondo? Così si organizzano meglio la difesa, parano i colpi, capiscono meglio chi hanno di fronte senza prenderla sempre dove non batte il sole.

A questo punto direi che a braccio scoprire le loro carte è l’unica. Non accettare chattine infinite e inconcludenti, non continuare a rispondere solo perché in fondo lisciano l’ego anche a te. Vogliono vederti in reggiseno? Vengano con te in piscina. Vogliono sapere se sei brillante? Lo scoprano davanti a un bicchiere di vino. Dichiarati all’antica, dì che le chattine ti snervano e proponi l’incontro: capire chi hai di fronte, a quel punto, non sarà un’impresa. Se hai davvero stanato un timido dal cuore d’oro, offrigli la merenda che nessuna gli ha mai offerto: dimostragli che ti piace più lui del suo avatar, e sarà tuo per sempre. In bocca al lupo!

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