È dai tempi delle medie che mi chiedo: meglio lasciare o essere lasciati? All’epoca credevo fosse meglio lasciare, ma temo fosse solo perché venivo lasciata di continuo. Quelli che lasciavano ai miei occhi erano una specie di razza eletta: più duri, più stronzi, più fichi. Tutto quello che non ero io, in pratica.

Poi, in quarta liceo, mi è capitato di lasciare. Un fidanzato dolcissimo, che davvero non aveva fatto nulla di male. Per lasciarlo ho dovuto mettere insieme un coraggio e una sicurezza che non ero certa di possedere. Quel che è peggio, tutti i nostri amici mi odiavano. Cioè, magari non esattamente mi odiavano, ma insomma. Il poverino era lui.

È lì che ho capito che lasciare è molto più difficile di essere lasciati, se lo fai come si deve. E com’è che si deve? Be’, è semplice. Un buon modo per capire come comportarsi è chiederti come vorresti essere lasciata tu. Naturalmente non siamo tutte uguali, ma non riesco realmente a immaginarmi una donna che desideri essere coperta di balle quando viene lasciata.

Meglio, infinitamente meglio, la verità senza zucchero. Il taglio netto, deciso e senza tanti complimenti. Perché tutti i fronzoli aggiunti alla frase “non ti amo più” restano nel cuore di chi viene lasciato come ragnatele. E quelle ragnatele uno se le porta appresso come macigni, restandoci invischiato anche quando inizia una nuova storia.

Se lasciamo con lealtà ci guarderemo meglio in faccia al mattino, e daremo alle nostre “vittime” la possibilità di odiarci quando ne hanno bisogno. In un secondo tempo, tra l’altro, ci perdoneranno molto più facilmente. Per cui bando alle scuse: non è mai troppo tardi per prendersi la responsabilità delle proprie azioni.

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