Poveri uomini, sempre sotto il nostro scanner. Appena fanno una mossa sbagliata diventano argomento del successivo apericena. E dopo uno, ma anche due, diciamo tre o quattro calici di vino se ne sentono davvero delle belle. Ecco qui una greatest hits delle ultime uscite tra amiche:

-Il disco rotto. Durante il discorso ti chiama per nome. E poi di nuovo. E di nuovo. Verso la fine ripete il tuo nome a ogni frase. Cos’ha, non se lo ricorda? Crede che non te lo ricordi tu? È un portatore sano di vocativo? Mistero.

-L’adulatore. È estasiato dalla cover del tuo iPhone. Complimenta la tua manicure cinese. Il modo in cui ravani nella borsa in cerca delle chiavi lo commuove. Per un attimo ti chiedi se sei finita in una televendita ma no, con tutti i suoi limiti Mastrota rimane pur sempre un bell’uomo.

-Il cicerone. Non sta mai zitto. Ma proprio mai. Neanche nel tuo letto. La sindrome da Bruno Pizzul lo porta a credere che il silenzio, tu, poverina, te lo vivresti male. E il peggio è che non sembra esserci modo di spegnerlo. Anche se la padella in cucina, ahimè, ti tenta.

-Il sommozzatore. Quando ti ha affondato la lingua in bocca hai sentito le campane. Era un sentimento spassionato e positivo. Tre quarti d’ora dopo ti pare che cominci a vedere le stelle. Che ti si sia slogata la mandibola?

-L’arbre magique. Agli appuntamenti lo senti arrivare da lontano. È amore? Mah. Ti pare più simile al Malizia Uomo, onestamente. Chissà se un sondaggio darebbe vincitore lui o la sua nemesi, l’omo che ha da puzzà. Sarebbe una dura gara, non ci piove.

-Il commilitone. Ti porta fuori a bere con gli amici, e si sbronza. Ti porta fuori a cena, e si sbronza. L’hai voluta la parità dei sessi? E mò pedali. In direzione opposta al pub, possibilmente. Alè, hop!

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